Da un po' di tempo si parla diffusamente, almeno in rete, del ddl Levi-Prodi riguardo la nuova disciplina dell'editoria. Questa notizia è apparsa qualche tempo fa, credo per la prima volta, sul blog di Beppe Grillo, ormai da molti considerato vate. Pare non si possa cagare ormai se non ce lo dice lui. Comunque, evitando di andare OT, vorrei sottoporre alla vostra attenzione questo ddl, in quanto lo ritengo piuttosto interessante. Attenzione, ritenere qualcosa interessante non significa approvarla eh. Comunque ho voluto approfondire, viste le numerose critiche che sono fioccate su vari blog, conosciuti o meno.
All'articolo 1, comma 2, cercando di esporre le ragioni di questa nuova disciplina dell'editoria, si legge:
"Tale disciplina mira all’arricchimento della produzione e della
circolazione dei prodotti editoriali, allo sviluppo delle imprese e del
settore editoriale in conformità ai principi della concorrenza e del
pluralismo, al sostegno all’innovazione e all’occupazione, alla
razionalizzazione e alla trasparenza delle provvidenze pubbliche, nel
rispetto dei principi affermati dallo stesso articolo 21 della Costituzione,
delle competenze assegnate alle Regioni dall’articolo 117 della
Costituzione, delle norme comunitarie, della giurisprudenza
costituzionale."
Tanto per completezza d'informazione, vi riporto qui sotto l'articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana
" Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. "
Vi chiederete: "E l'articolo 117?" Data l'eccessiva lunghezza dell'articolo e la relativa utilità ai fini della comprensione di quanto segue, ho evitato di riportarlo. Vi rimando comunque a
http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.htm , sito ufficiale del Quirinale, dove troverete per intero la Costituzione.
Bene, assodato ciò, passiamo ad analizzare il ddl. Già all'articolo 1 si parlava di "prodotto editoriale", e nell'articolo successivo si trova una definizione di quest'ultimo:
" Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da
finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento,
che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale
esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
2.
Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola
informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico.
3.
La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici
e audiovisivi. "
Inoltre:
" Art. 5
(Esercizio dell’attività editoriale)
1. Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e
distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta
pubblicitaria.L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in
forma non imprenditoriale per finalità non lucrative. "
Benissimo. Questo blog è assolutamente definibile un prodotto editoriale, in quanto contraddistinto da finalità differenti, che vanno dall'intrattenimento all'informazione, alla divulgazione etc. Mi ritengo inoltre escluso dai punti 2 e 3. Per di più io svolgo un'attività editoriale, come da articolo 5.
Per capire meglio la "gravità" dell'articolo che successivamente riporterò, voglio prima fare una rapida digressione. Quando mi accinsi a creare Vum, l'intento era quello di creare un blog all'interno del quale riportare conversazione della chat, fare riflessioni ecc, che fungessero quasi da manifesto di quello che è il gruppo di utenti che definisco "geniale" all'interno del canale #vasco , più precisamente nel server Musichat. Non ho dovuto quindi dare spiegazioni a nessuno del perché, e del percome avessi intenzione di aprire questo blog. Ho solamente provveduto a registrarmi sul sito web www.splinder.com ed a creare questo blog. "Benissimo, tutto nella norma" starete pensando in questo momento. Beh, fino ad ora è così e sarà così fino a quando dovesse entrare in vigore il ddl di cui vi sto parlando. Riporto qui sotto quanto afferma l'articolo 6, comma 1:
" Ai fini della tutela della trasparenza, della concorrenza e del pluralismo
nel settore editoriale, tutti i soggetti che esercitano l’attività editoriale
sono tenuti all’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione, di
cui all’articolo 1, comma 6, lettera a), numero 5, della legge 31 luglio
1997 n. 249. Sono esclusi dall’obbligo della registrazione i soggetti che
operano come punti finali di vendita dei prodotti editoriali. "
Quindi, se avessi voluto creare questo blog e fosse stato in vigore questo ddl, avrei dovuti registrarmi prima al Registro degli operatori di comunicazione e far sapere a chi di dovere la mia intenzione di aprire Vum. QUalora passasse questo ddl, e io volessi aprire, che so, un altro blog, dovrei prima compiere le procedure indicate dall'articolo 6. Perchè tutto ciò?
" Art. 7
(Attività editoriale su internet)
1. L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che
svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione
delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
2. Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera
responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle
informazioni. "
Perchè in caso io qui scrivessi qualcosa di criminoso, sarei perseguibile a norma di legge. Voglio svelarvi un segreto: tutto ciò è già possibile. Nel momento in cui la Polizia Postale o chi per lei venisse a conoscenza di qualche illecito nel mio blog, domanderebbe immediatamente a Splinder il registro delle connessioni, risalirebbe al mio ip, e di lì sarei di ben facile individuazione. Da quanto ho capito, leggendo qua e là, per iscriversi al ROC (Registro degli operatori di comunicazione) bisogna essere giornalisti iscritti all'albo. Perciò io, per tenere aperto questo blog, dovrei essere un giornalista o quantomeno conoscere un giornalista talmente scemo da prendersi la responsabilità per il mio blog. Esulando dal singolo caso personale, chiunque volesse aprire un blog, dovrebbe essere o conoscere un giornalista per iscriversi al ROC. Si deduce ovviamente che verrebbe messo un bavaglio alla libertà di espressione e di informazione, in quanto la minima percentuale di chi possiede un blog è giornalista, quanto meno conosce un giornalista. Inoltre, qualora si verificasse uno dei due quasi, chi avrebbe voglia di seguire questo lento nonchè noioso iter legislativo per creare un blog dove magari raccontare le proprie giornate, postare delle foto e cose simili? Credo in pochi. Ovviamente all'interno del ddl sono previste delle sanzioni per chi apre un blog/sito web senza essere iscritto al ROC.
La domanda nasce spontanea: "Qual'è l'utilità di tutto ciò?" E' ovvio che quanto detto nell'articolo 1 non corrisponde assolutamente a verità, ma si tratta solamente di un espediente retorico per distogliere l'attenzione dal vero problema. A tal proposito ho una mia personalissima teoria: ritengo che il timore delle classi dirigenti nei confronti dell'ormai cresciuto quarto polo dell'informazione sia man mano aumentato nel corso degli anni. Blog come quello di Beppe Grillo creano timore, fanno proseliti; la gente si pone delle domande. E la maggior parte delle volte queste domande riguardano la classe politica italiana, troppo spesso ormai invischiata in faccende di carattere giudiziario. Ma la mia amarezza non è tuttavia figlia di queste vicende giudiziarie, seppur deprecabili, bensì di tutt'altra vicenda: ai tempi del famoso "editto bulgaro" il centro-sinistra si schierò apertamente a favore della libertà di espressione e d'informazione, criticando profondamente le parole dell'ex premier Silvio Berlusconi e le conseguenze da esse scaturite. Bene, d'accordissimo, bravi. Mi chiedo una cosa però: "Cos'è cambiato da allora?" Da forse fastidio che il soggetto preso di mira non sia più solo il suddetto Berlusconi, ma anche l'attuale Premier, il Ministro, se così lo si può definire, della Giustizia e componenti dell'attuale maggioranza di governo? Piuttosto contraddittorio come atteggiamento, nonchè decisamente incoerente.
Ho espresso il mio parere. In questi giorni si sono poi susseguite dichiarazioni del Ministro Gentiloni, che ha voluto stemperare i toni ed ha apertamente ammesso le evidenti incongruenze di questo ddl. Per leggere le dichiarazioni, vi rimando ad un altro
blog.
Vi invito infine a firmare la petizione contro questo ddl, o quantomeno contro gli articoli sopra analizzati:
http://www.petitiononline.com/nolegglp/petition.html
Detto questo, vi saluto, nella speranza di non avervi annoiato.